Blockchain in cerca d’autore

E’ passato quasi un anno e mezzo da quando, nel febbraio del 2019, il Parlamento ha convertito in legge alcune delle norme contenute nel così detto “decreto semplificazione” di fine 2018, fra cui quella che stabiliva che “memorizzare un dato su una blockchain è un modo valido per provarne l’esistenza a quella data”.

Quella legge definiva anche, seppure a livello generale, cosa si dovesse intendere per  blockchain o “tecnologia basata su registri distribuiti”, assegnando all’Agid (Agenzia per l’Italia Digitale) il compito di produrre, nel termine di 90 giorni e quindi entro il mese di maggio del 2019, gli standard e i requisiti tecnici a cui avrebbero dovuto rispondere le suddette tecnologie, in pratica le regole che le tecnologie blockchain dovranno rispettare per produrre gli effetti giuridici previsti dalla legge stessa.

Purtroppo questi standard tecnici non si sono ancora visti… e questo rende l’ecosistema delle blockchain nel nostro Paese orfano e incompleto. Come i personaggi del dramma di Pirandello, assolutamente vivi e reali, ma senza una loro forma definitiva.

A fine 2019 il Sole24ore scriveva: “Prima o poi servirà una causa-pilota per spingere i giudici a pronunciarsi sull’efficacia della certificazione via blockchain. Se in procedimento, ad esempio per contraffazione, un Tribunale coinvolgesse un Consulente Tecnico d’Ufficio (Ctu), questo consulente tecnico non potrebbe fare altro che confermare l’immodificabilità del documento certificato da blockchain e quindi la sua attendibilità.

E non sarebbe il primo caso in cui, a causa della lentezza del legislatore, la magistratura si debba occupare di situazioni diffuse e ampiamente accettate nella realtà quotidiana, ma non ancora regolate per legge.

Fortunatamente comunque, in attesa dell’Agid, il mondo non si è fermato e molte Aziende si stanno convincendo dell’utilità della blockchain. Aziende grandi e piccole, start-up, studi professionali e ditte individuali dei settori più disparati.

Fra i tanti casi d’uso che si stanno affermando, l’ambito dei “servizi di notarizzazione” assume particolare rilevanza. Con il termine “notarizzazione”, neologismo che si sta sempre più diffondendo, si definiscono quelle soluzioni che memorizzano le “impronte digitali” (hash) dei documenti che si vogliono tutelare all’interno di transazioni blockchain registrate ognuna con la propria “marca temporale” (timestamp).

Questo processo, semplice e veloce, può essere preso in considerazione ogni qualvolta ci sia l’esigenza di dimostrare l’originalità di un documento digitale e l’esistenza dello stesso ad una certa data.

Il portale www.stampiz.io è una di queste soluzioni. Piattaforma disponibile dall’inizio di giugno, fornisce in modo semplice, veloce e soprattutto gratuito, il servizio di “Notarizzazione di documenti digitali”. Progettata e realizzata per un target di utenti il più ampio possibile, persegue l’obiettivo di contribuire alla diffusione dell’utilizzo di servizi basati sulla tecnologia blockchain.

Così, in attesa che l’Agid elabori e pubblichi i tanto attesi “standard e requisiti tecnici”, l’innovazione, che non chiede permesso, va avanti.

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