21 settembre 2026
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Blockchain e assicurazioni: oltre l’hype, quali sono i casi d’uso che funzionano davvero?
Se ne parla da anni, spesso in modo generico. Ma la blockchain, applicata al settore assicurativo, ha prodotto sino ad oggi use case concreti, misurabili e replicabili.
Ne cito due:
Assicurazioni parametriche: è il caso più maturo. Uno smart contract, ancorato a un dato oggettivo esterno (un oracolo), può eseguire un pagamento in automatico al verificarsi di una soglia predefinita. Esempio: le polizze per ritardo volo, dove il rimborso parte non appena l’oracolo registra il ritardo, senza apertura sinistro né valutazione soggettiva. Lo stesso modello si applica oggi alle assicurazioni agricole parametriche, legate a soglie di siccità o piovosità rilevate da satellite.
Notarizzazione documentale: un ambito che conosciamo molto bene, avendo ideato e creato la piattaforma dedicata Stampiz: la blockchain consente di certificare data, integrità e paternità di un documento digitale, senza depositarne il contenuto on-chain. Applicato al mondo assicurativo, significa poter provare in modo inconfutabile quando una polizza, una perizia o una comunicazione contrattuale sono stati generati e se sono stati alterati.
Il filo conduttore di questi casi non è la tecnologia in sé, ma il problema che risolve: ridurre l’attrito fiduciario tra parti che oggi si scambiano informazioni in modo lento, duplicato o contestabile.
La domanda che dobbiamo porci non è “dove possiamo usare la blockchain”, ma “dove abbiamo un problema di fiducia tra parti che nessun altro strumento risolve altrettanto bene”.
Solo in quei casi la blockchain è la risposta giusta.
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